«Il mio set è un laboratorio sociale. Il cinema per raccontare il disagio» Il regista-educatore Marco Demurtas parla di “Buon lavoro”, il suo film in fase di montaggio.

SASSARI. Abel Ferrara, Giancarlo Giannini, Franco Nero, Lina Sastri, Giuliana De Sio, Alvaro Vitali, Pippo Franco. E poi il conduttore Red Ronnie, il cantautore Tricarico, il comico Giuseppe Giacobazzi, la criminologa Roberta Bruzzone, i giornalisti Carmelo Abbate e Giovanni Terzi. È un cast ricco ed eterogeneo quello che si è venuto a formare attorno a “Buon lavoro”, il nuovo film di Marco Demurtas prodotto dalla Cinemascetti e nato all’interno del progetto Agorà promosso dall’assessorato alla coesione sociale e pari opportunità del comune di Sassari. «Proprio perché nato come progetto formativo – spiega il regista sassarese – è un lungometraggio la cui realizzazione è andata avanti per fasi. Le riprese si sono svolte nell’arco di molto tempo in quanto legato allo sviluppo del laboratorio. Questo lo rende un film sicuramente un po’ particolare, con la presenza costante sul set degli allievi affiancati da professionisti. La sfida era fare non il solito laboratorio che si conclude con un saggio, ma insegnare ai ragazzi a stare davanti e dietro la macchina da presa facendo un vero film».

E non finisce qui, Demurtas racconta che gli allievi stanno continuando a far parte del progetto anche ora che le riprese sono finite e sta iniziando la fase del montaggio. «Sono prima di tutto un educatore, non solo un regista – racconta ancora Marco Demurtas – e questa iniziativa dà il via a un sogno: realizzare una realtà in cui il cinema sia anche strumento di prevenzione del disagio sociale, di integrazione, comunicazione, crescita. Lavoro spesso con ragazzi non facili e mi sono accorto che facendo delle lezioni formali non raggiungo i risultati che vorrei, quando invece gli do in mano una telecamera e inizio a inventarmi delle storie scatta qualcosa di magico». All’interno del laboratorio sono stati coinvolti anche ex tossicodipendenti e persone diversamente abili. Tutto a partire dal primo nucleo di giovani nel quartiere di Monte Rosello sede del progetto Agorà dove è iniziato tutto. «Il tema era il lavoro e la sceneggiatura puntava già all’inizio sui problemi del precariato, della disoccupazione – spiega il regista sassarese – . Abbiamo adattato i testi, i dialoghi ai personaggi che sono venuti fuori all’interno del laboratorio. Gli stessi vip hanno portato qualcosa di loro, personalizzato il film. Lina Sastri per esempio ha reso il personaggio più drammatico rispetto a quello iniziale. È una commedia, si ride, ma anche a denti stretti». Secondo il piano di Demurtas, il film sarà strutturato in un modo che richiama quello del film premio Oscar “The Millionaire” di Danny Boyle: «Ci sarà un programma televisivo – puntualizza il regista – visto da diverse famiglie che diventeranno di volta in volta protagoniste delle storie che andranno a comporre il film. Non sarà propriamente un film a episodi, anche se così potrebbe sembrare per la presenza di tanti personaggi e molti fili narrativi. Una struttura studiata anche per permetterci di girare in session diverse, come abbiamo fatto». Le riprese sono infatti andate infatti per circa due anni, in numerose location dell’isola e non solo: «Abbiamo girato – precisa Demurtas – in tante zone di Sassari, a La Crucca nella comunità recupero tossicodipendenti con cui lavoro, a Ploaghe e Ittiri, qualcosina anche ad Alghero, a Stinitino e all’Argentiera. Inoltre per alcune scene siamo andati a Roma, in Piazza Repubblica, a Milano, negli studi dell’emittente La3, a Bologna, al Roxy Bar».

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