«Amo l’Italia e il suo cinema del Dopoguerra» Abel Ferrara a Sassari per un giorno da attore «Tornerò per girare un film con Cage e Dafoe»

SASSARI. Il set di giornata è a Sassari, nei locali della sede dell'International English Center in viale Italia. Per l'occasione trasformata in un call center. Motore, ciak, azione! La polvere magica del cinema è formata dai frammenti, più o meno lunghi, racchiusi nelle riprese che si compongono tra quelle tre parole d'ordine e lo stop dato dal regista. Sulla scena un gruppo di giovani operatori e il loro coach. A interpretarlo un personaggio importante del mondo del cinema, anche se di solito prende posto dietro la macchina da presa. Non davanti come in questo caso. È Abel Ferrara. Sì, proprio lui. Il grande regista americano autore di capolavori come “Il cattivo tenente” e “Fratelli”. Per il film di Marco Demurtas intitolato “Buon lavoro” ha deciso di accettare la proposta di vestire i panni dell'attore. Mettendosi in gioco anche recitando in italiano. Una fatica doppia per il cineasta newyorchese che si lascia guidare dal regista sassarese in quelle che sono anche le riprese finali del lungometraggio della Cinemascetti produzioni. Prima di andare a pranzo, per poi dirigersi all'aeroporto, c'è la possibilità di fargli qualche domanda. Un'esclusiva per La Nuova Sardegna.

Signor Ferrara, tutti la conoscono come grande regista. Come si è trovato nei panni dell'attore?

«Mi hanno chiesto di farlo e l'ho fatto volentieri. Mi è piaciuto molto stare qui e partecipare come attore a questo film, anche se sono un regista. Una bella esperienza, son contento delle riprese».

E ha pure recitato in italiano.

Fonte: Fabio Canessa/ La Nuova Sardegna/ 05 dicembre 2016

«Mamma mia! (lo dice in italiano). Troppo difficile ricordare e pronunciare le battute».

All'inizio della carriera però recitava anche nei suoi film. Perché in seguito si è voluto dedicare solo alla regia?

«Mi è toccato recitare allora, non avevo a disposizione molti attori. La troupe era davvero piccola».

Ma quanto è importante nel suo modo di lavorare la fase del casting, la scelta degli interpreti?

«Saper scegliere i protagonisti del proprio film è uno degli aspetti fondamentali del lavoro del regista. Per me è la cosa più importante. Alla fine il film sono gli attori».

Ci sono tre attori che vengono subito in mente pensando ai suoi film, anche perché con loro ha lavorato più volte: Christopher Walken, Harvey Keitel, Willem Dafoe. C'è qualche aspetto che li accomuna?

«Sono molto differenti tra loro, ma tutti e tre sono dei grandissimi attori. È questo che li accomuna».

Tornando al lavoro qui a Sassari: si tratta di un progetto low budget, come in fondo lo sono, con le debite proporzioni, i suoi film. Fuori dal sistema. Che consiglio si sente di dare ai giovani filmmaker che provano a fare cinema?

«Che per fare film in questo momento, in Italia soprattutto, bisogna essere un po' come San Francesco».

A proposito di santi. L'ultimo suo lavoro è un documentario su Padre Pio. Perché ha voluto raccontare la sua vita? «Il documentario nasce come preparatorio di un film, legato anche a mio nonno che era nato nello stesso anno di Padre Pio e nella stessa zona. In Campania».

Ma che rapporto ha con le sue origini italiane?

«Venire da quella cultura del sud Italia, con le sue specificità, è una cosa importante. Ti trasmette dei valori che ti porti dietro. Sono nato e cresciuto nel Bronx, dove mio nonno era arrivato da giovane partendo da Sarno. Sino alla sua morte non ha mai parlato una parola di inglese, ma si ambientò bene ed ebbe successo».

Lei ha fatto in qualche modo il percorso inverso. Ora vive in Italia.

«Da tre anni abito a Roma. Anche senza sapere la lingua, vivo immerso nella cultura di questo Paese che sento come il mio»

Vivendo a Roma riesce a seguire anche il cinema italiano contemporaneo?

«Sì. E mi sento parte del cinema italiano».

E quando era un ragazzo che importanza hanno avuto i film dei grandi registi italiani del Dopoguerra?

«Quando sei un giovane appassionato che vuole fare il regista guardi di tutto. E quel cinema italiano, diciamo sino alla metà degli anni Settanta, è stato fondamentale. Importantissimo anche per me. I film di Rossellini, De Sica, Fellini, Antonioni, Pontecorvo, Pasolini».

Nella sua carriera ha girato anche un remake, quello di “L'invasione degli ultracorpi”. Se dovesse rifare un grande film italiano, quale sceglierebbe?

«Sicuramente “La dolce vita” di Fellini».

Intanto prossimamente cosa vedremo di Abel

 

Ferrara? Il progetto del film “Siberia”, per il quale aveva lanciato anche un crowdfounding poco fortunato, va avanti?

 

«Sì. I protagonisti saranno Willem Dafoe e Nicolas Cage. E avendo bisogno di una location che sembri un deserto stiamo cercando qualche posto anche in Sardegna».

Fonte:  Fabio Canessa - La Nuova Sardegna/05 dicembre 2016